Ivo Murgia

Lìngua e cultura sarda
22/08/2006

Artìculu de Giovanni Mameli pigau de L'Unione Sarda de su 21 de austu de su 2006.
Gràtzias meda a Giuanni Mameli e a s'Unioni po su logu chi ant donau a sa literadura in lìngua sarda.
 

Libro
Traduzione di Ivo Murgia
García Márquez, una Cronaca in campidanese
 

Accanto alla ricca produzione della narrativa isolana in lingua italiana, esiste una altrettanto vasta fioritura di romanzi in limba con un pubblico più ristretto. Un altro filone in crescita è quello delle traduzioni in lingua sarda di opere letterarie italiane e straniere. Pochi ne parlano, la stampa se ne occupa saltuariamente. Manca un quadro completo di quanto si è fatto negli ultimi trent'anni. Eppure nelle diverse varianti della lingua sarda sono stati tradotti i poemi omerici, i Vangeli e la Divina Commedia (oltre ai Promessi Sposi, II vecchio e il mare, e Un anno sull'altipiano).
Fare un elenco completo dei romanzi e dei libri di poesia che si possono leggere in campidanese, in logudorese e in gallurese, è impossibile anche per chi ha seguito da vicino questo tipo di opere. Una cosa è certa: traduttori ed editori meritano un elogio: hanno sfidato un mercato difficile per questo genere di prodotti editoriali. Anche se non sono mancati libri che hanno avuto un successo innegabile sul piano delle vendite, come è capitato alla traduzione di Pinocchio fatta da Matteo Porru (ma si potrebbero citare altri casi).
Tra le ultime opere narrative tradotte in sardo (variante campidanese) c'è Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García Márquez, edito da Condaghes nella collana "Paberiles". La trasposizione dallo spagnolo al sardo è stata fatta da Ivo Murgia, cagliaritano poco più che trentenne, laureato in psicologia e con un master su "Approcci interdisciplinari nella didattica del sardo" all'Università di Cagliari. Prima di questo libro ha pubblicato Contus africanus (Alfa Editrice) e ha scritto canzoni e short stories in campidanese premiati in diversi concorsi.
Tornando a Crònaca de una morti annuntziada c'è da dire che la traduzione è fatta con molta cura. Attingendo a un campidanese padroneggiato con abilità, legato a una tradizione orale e scritta genuina. In altri termini non ci sono fastidiosi italianismi o inutili neologismi.
Cosa significa tutto questo? Dimostra che il patrimonio lessicale del sardo campidanese possiede termini in grado di rendere per intero un'opera tra le maggiori dello scrittore colombiano.
Ma c'è un altro motivo che per così dire ha facilitato la traduzione. Il microcosmo paesano dove si svolge la vicenda del romanzo ha molte affinità con la realtà dei piccoli centri della Sardegna meridionale. Sul piano economico e sociale, oltre che per l'eredità lasciata dalla dominazione spagnola. Il lettore ha l'impressione che i fatti, legati a un delitto d'onore, si svolgano in un villaggio del Campidano qualche decina di anni fa, prima dell'avvento della civiltà dei consumi. E' questa illusione nasce soprattutto dal ruolo centrale che ha il linguaggio, il codice espressivo attivato dalla tradizione.
A spiazzare chi legge contribuisce anche l'autore della presentazione del libro Xavier Frías Conde, che insegna a Pilsen, nell'Università della Boemia Occidentale. Parlando del romanzo tra le altre cose dice: «E tando Ivixeddu at ischidu ispostare s'ispìritu geniale de Márquez, dae sa Colòmbia a sa Sardìnnia, at ischidu "sardizare" a Márquez, fintzas a unu puntu chi su prèmiu Nobel sonat a sardu in una manera totu naturale». In Sardegna i cultori di questo genere di opere sono pochi, ma gli editori di romanzi in sardo, oltre che dei libri di traduzioni, vanno avanti per la loro strada».
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Commenti
#1   23 Agosto 2006 - 21:00
 
complimenti conterrà!
ma dove si può acquistare qualche tua opera?
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#2   25 Agosto 2006 - 19:43
 
ci vogliono due palle così per fare un blog del genere! complimenti
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#3   21 Gennaio 2007 - 00:48
 
... non me l'aspettavo proprio! Complimenti che piacevole scoperta non vedo l'ora di acquistarlo
utente anonimo

#4   21 Gennaio 2007 - 10:11
 
Gràtzias meda a tui! Chi ndi tenis prexeri cuntatamì in privau.
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